dal catalogo su Pina Nuzzo

La tensione che si crea tra l’opera di Pina Nuzzo e chi la guarda è un ponte che raggiunge la parte più interiore di sé. È il contatto con la terra. Non è doloroso ma è forte, devi aiutarti con l’abbandono, col lasciarti andare nella libertà, devi entrare nella vertigo di diventare terra per ritrovare l’anima. Trovi un’anima che danza a volte si dimena, si incarna e si veste di abiti fluttuanti e avvolgenti. Abiti che diventano essi stessi corpi eterici, mentre il corpo, quello fisico scopre la bellezza di diventare materia

Quello che una donna cerca è fatto di pensiero, di emozioni ma è fatto anche di sangue, di terra, di fango, di lacrime, di umore. La tarantata sa che la sua danza risveglia il drago. Nelle viscere della terra corre la Dea-Serpente, tocca i punti di forza e ridà vigore al mondo per questo fa paura perché sprigiona potenzialità che vengono da lontano e non si sa dove possono andare. Pina abita la terra del Salento che accoglie nelle sue pieghe le forze della danza, dona il profumo della sua terra rossa di sole e parla con i colori caldi della sua pietra, delle sue rocce, delle sue piante. Nei quadri di Pina annusiamo una vita sommersa, nascosta che sa di pane appena sfornato, di roccia calda di sole, di fico d’india aperto turgido che offre la sua polpa.

Parlare con Pina è un piacere: la sua mente è rapida veloce. La sua lingua è fluida, sa usare le parole. Lei analizza, guarda ed esprime giudizi propri sulla storia dell’arte, la sua grande rivincita è l’appropriazione del giudizio, saper guardare un’opera d’arte per rielaborarla liberamente.

Pina racconta di sé della madre pittrice, del suo impegno politico ventennale con le donne che va a scontrarsi con la scelta di fare arte. Ma poi ci chiediamo perché arte e politica non dovrebbero andare d’accordo. Il richiamo detta politica è forte, il filo unificante tra le due è il comunicare, scambiare, creare e condividere il mondo.

Si parla ancora di astrattismo, nodo difficile da comprendere, visto perlopiù come divorazione, cancellazione del corpo, azzeramento. Altro tema esaminato: la critica sociale. Ci può stare nell’arte? No, si, potrebbe… Kathe Kollwitz, e l’ironia ci sta, e i critici… e quanti altri temi affronteremo domani.

Dal catalogo della mostra Decumano secondo, 1997

testo in inglese

 

 

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