Suor Luciana Mele O. S. B.: Il percorso di uno sguardo

Ho avuto la gioia di poter vedere alcune tele di Pina in un pomeriggio avanzato; il Monastero era avvolto di operoso silenzio e nel chiostro, nel parlatorio, aleggiava un pulviscolo biondo-bianco mentre le grosse impronte degli operai a lavoro alacremente si sbiadivano…

Forse non ero nella condizione ideale per “vedere” eppure quelle tele che mi si presentavano e che mi venivano porte oltrepassando i veli delle grate, io potevo vederle meglio, volevo vederle.

Colori, forme e parole e silenzi … i nostri, quello mio e quello di Pina e quello di altre sorelle; semplicità e profondità del detto e del non detto. La tela, a volte lievemente sospesa dalle nostre braccia, pareva ora uno stendardo ora un manifesto ora un velo e viveva, non già aderendo ad una parete ma acconsentendo
all’ondeggiare delle nostre braccia, viveva!

Viveva liberamente senza difese pronta ad essere raggiunta da tanta diversità di sguardo…

Si, forse è vero, i quadri di Pina sono inquietanti perché ti conducono altrove, ti aiutano a rompere la tela dell’ovvio ma senza farti inciampare nel retorico.

E’ un’inquietudine catartica, cara. Cara alla nostra ricerca di verità e di grazia.
Lo sguardo si è posato sulla tela dell’Orante.
Tra cielo e terra quale punto di mediazione, l’orante procede danzando a piccoli passi e senti e sai che “arriverà”, arriverà in fondo, oltre i confini della tela, in silenzio, con le sue braccia-serpente inermi e morbide sul petto a disegnare una curva calda e dorata come curve di ciambelle… Serpenti
che non incutono paura perché semplicemente sono, sono parte di noi, sono nel nostro “orare”.

Possono essere dolcemente assunti…

E la donna danza con un abito lieve: tulle con sfumature delle zolle sfiorate da piccole rapide impronte,
piccole ma decise, decise…

Perché orare è anche imprimere la terra, non temere l’orma che segna, la terra che aderisce, il suo profumo d’autunno così intenso per la vita custodita, nascosta.
Le zolle calpestate non sono aride, deserte. Anche il cielo è silenzio… non ricordo i colori… li custodisco nel cuore come groviglio di blu… groviglio di blu il cielo?!
Sì, e puoi danzare, camminare danzando con determinazione nella tela, oltre la tela e andare seguendo fedelmente la traiettoria dell’orante, andare al punto, al luogo, alla terra, al cielo, al serpente, alla donna, alla vita, al mondo da dove… ma chi può dire il “quando”? l’orante sgusciò, decisa!

Suor Luciana Mele O. S. B.

Lecce, novembre 1998

orante

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